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Acqua- Farina spinge per l'accordo mentre la Consulta blocca Vendola e l'Aqp

Acqua- Farina spinge per l'accordo mentre la Consulta blocca  Vendola e l'Aqp

Non era a Bari a colloquio con Vendola e lo ha dimostrato facendosi vedere in giro per Caposele. Il sindaco Farina è messo continuamente alla prova dai suoi cittadini e dice loro "La convenzione con l'Aqp è l'unico modo per conservare il diritto d'uso e trarre maggiore vantaggio possibile per l'intera Irpinia" e resta fermo nella sua posizione nonostante le opposizioni di Ato e consiglieri di minoranza. Farina procede su due binari paralleli, il primo a livello regionale il secondo in accordo con l'Aqp in tema di ristoro economico
L'accordo con l'Aqp, in particolare, secondo il suo parere, potrebbe rappresentare un motore di sviluppo e di occupazione aaccanto alla possibilità di estendere tali benefici non solo al comune di caposele ma all'intero territorio irpino, devastato da problemi idrogeologici. La convenzione nell'idea del primo cittadino, infatti, porterebbe il bilancio in attivo tale grazie al quale si potrebbe concorrere ai coofinanziamenti europeo. Farina dunque non indietreggia, il contratto scade il 15 maggio e la visita in Puglia a quanto pare è solo posticipata. Da oggi però bisognerà fare i conti con i problemi sorti per Nichi Vendola. 
La Consulta ha infatti  dichiarato l'illegittimità degli articoli 2, 5 e 9 della legge 11 del 20 giungo 2011 approvata dalla Regione Puglia sulla «Gestione del servizio idrico integrato. Costituzione dell’Azienda pubblica regionale "Acquedotto pugliese – Aqp". Dunque per quanto riguarda l’articolo 2 comma 1 della normativa regionale. “Il servizio idrico integrato della Puglia è affidato a un’azienda pubblica regionale che realizza la parte prevalente della propria attività con l’ente pubblico che la controlla (…)”, così recita la disposizione abrogata. La Corte è d’accordo con l’avvocatura dello Stato nel ritenere che in questo caso la Giunta ha legiferato in materie (la tutela della concorrenza e dell’ambiente) assegnate al Governo centrale dall’articolo 117 secondo comma, lettere e ed s.
La legge regionale, infatti, affidava direttamente la gestione del Servizio idrico integrato ad uno specifico ente regionale, mentre invece la legge nazionale stabilisce che le regioni devono limitarsi a individuare con legge gli enti e gli organi ai quali devolvere le funzioni “ferma restando la competenza legislativa esclusiva statale ad individuare le suddette funzioni ed a disciplinarne l’esercizio”. E a nulla sono serviti i tentativi dell’avvocatura regionale di provare a dare un’interpretazione conforme al dettato costituzionale: secondo la Consulta, il significato della legge è inequivocabile. Tanto quanto a decisione della Corte di bocciare anche l’articolo 5 della legge di ripubblicizzazione. Disposizione che istituisce l’azienda pubblica regionale Acquedotto pugliese, soggetto di diritto pubblico che “subentra nel patrimonio e in tutti i rapporti attivi e passivi dell’Aqp spa”. Inoltre, secondo dil Governo, ci sarebbe la violazione del principio di ragionevolezza (art.3). La disposizione impugnata, infatti, prevedeva il transito automatico dei dipendenti attualmente in servizio presso l’Aqp spa nell’organico della nuova azienda regionale. Anche qui i giudici costituzionali concordano con l’avvocato dello Stato: non è possibile il passaggio di personale da un ente di diritto privato ad un ente pubblico senza una selezione pubblica mediante concorso. “Una palese deroga – si legge sulla sentenza – al principio del concorso pubblico, che non trova alcuna peculiare e straordinaria ragione giustificatrice tanto da risolversi in un privilegio indebito per i soggetti che possono beneficiare della norma impugnata”.

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