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Alto Calore - Anno difficile, De Stefano chiede la ricapitalizzazione dell'ente

Alto Calore - Anno difficile, De Stefano chiede la ricapitalizzazione dell'ente

Si è tenuta nel pomeriggio l'assemblea dell'Ente Alto Calore per discutere della difficile situzione in cui versa l'Acs.
Dall'incontro è arrivato una sorta di ultimatum dal presidente De Stefano che ha messo sul tavolo le due uniche soluzioni per l'ente: ricapitalizzazione oppure fallimento a causa della grossa mole debitoria accumulata dall'Acs che ammonta a 130 milioni di euro, a cui si aggiungono una perdita mensile che si aggira tra i 600 e gli 800mila euro, così come spiegato dallo stesso De Stefano.
Per tale motivo il presidente ha messo in evidenza una liquidità immediata, chiedendo ai Comuni soci di contribuire con almeno 20 milioni di euro. Così si potrà ricapitalizzare l'azienda, anche se accanto a questa operazione serviranno "investimenti mirati per la riduzione dei costi" su diversi settori a partire da quelli energetici, oppure sulle perdite in rete o anche sul personale.
Insomma bisognerà ridisegnare il sistema e cercare di gestire il denaro in maniera intelligente e responsabile se si vorrà affrontare il prossimo anno con maggiore serenità e ottimismo, altrimenti il "2018 sarà anche peggio" di quello appena trascorso.
Idee ampiamente condivise dai soci presenti in sala che hanno votato all'unanimità la relazione di De Stefano sullo stato finanziario della società, all'interno della quale lo stesso presidente ha definito il 2017 come l'anno più difficile della sua vita.
Inoltre l'assemblea ha anche approvato le modifiche allo Statuto societario, nonostente le polemiche innescate dai sindaci di Montella, Summonte e San Nicola Manfredi, rispettivamente Ferruccio Capone, Pasquale Giuditta e Fernando Errico che avevano chiesto un rinvio della riunione per consentire ai soci un approfondimento della questione. Lo slittamento sarebbe stato anche possibile, ma solo di cinque giorni; troppo pochi per esaminare nel dettaglio tutte le modifiche. 
Inoltre i tre sindaci hanno anche denunciato una sorta di mercato delle deleghe, assegnate perfino agli "Uscieri" e sul quale De Stefano ha assicurato il suo impegno.
Nonostante tutto alla fine le modifiche allo Statuto sono state votate a maggioranza con il 37% delle quote. In questo modo si consente di blindare la proprietà pubblica dell'Acs, ora pienamente legittimata nel ruolo di gestore provvisorio del servizio idrico nei 126 comuni soci. 

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