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Gestione idrica in Irpinia - Riprende il dialogo tra Acs, Gesesa e AQP, ma l'unione resta in bilico

Gestione idrica in Irpinia - Riprende il dialogo tra Acs, Gesesa e AQP, ma l'unione resta in bilico

Dopo le tensioni verificatesi tra Gesesa e Acs a causa delle accuse mosse dall’amministratore delegato di Gesesa Piero Ferrari a Lello De Stefano, il numero uno di Ato Calore Irpino Gianni Colucci ha deciso di convocare un incontro per distendere gli animi e riprendere un dialogo tra le parti per portare avanti il progetto del gestore idrico unico formato dall’unione di Acs, Gesesa e Acquedotto Pugliese.
L’incontro al quale hanno partecipato lo stesso Colucci, assistito dal consulente dell'ente d'ambito, Oreste Montano, De Stefano, Emilio Porcaro per la Gesesa e Luigi De Caro per l'Acquedotto Pugliese ha ripreso il dialogo tra le parti, ma la possibilità di giungere ad una fusione concreta tra i tre colossi  sembra essere piuttosto minato.
A generare dubbi in particolare nei vertici di Gesesa sono soprattutto le grandi difficoltà economiche a cui bisogna far fronte. Quest’ultima è stata chiara durante l’incontro di ieri presso l’Ato Calore irpino di non voler mettere soldi per i Comuni, mentre l’Acs si aspetta investimenti importanti.
Gli interrogativi sono diversi e riguardano soprattutto quali investimenti dovrà fare Acea che detiene il 60% di Gesesa e quali garanzie ci saranno per i Comuni indebitati dell’Acs.
Il primo passo che attualmente andrebbe fatto è la presentazione da parte di tutti e tre gli enti della Rab (Regulary asset base), un documento sulla base del quale l’Autorità nazionale determinerà la quota massima della tariffa e il vincolo dei ricavi del gestore e che i tre si sono impegnati a presentare entro fine mese. 
Da un lato Lello De Stefano, accusato da Ferrari di non aver presentato la Rab, assicura che il documento nei prossimi giorni sarà reso disponibile, dall’altro lo stesso Ferrari chiarisce: “Non abbiamo mai posto alcun problema sull’aggregazione, ma solo sulle attività preliminari. C’era bisogno di maggiori informazioni e andava detto in maniera forte perché Acea è quotata in borsa”.
Se tutto dovesse andare per il verso giusto, a settembre vi sarebbe un accordo formale  tra i tre gestori che una volta approvato dall’Ato, verrà girato all’Autorità nazionale per l’affidamento.
La strada sicuramente appare in salita e non si esclude che si possa optare anche per una fusione tutta pubblica solo tra Acs e Acquedotto pugliese. Per ora ci sono solo dubbi che, però, dovrebbero essere sciolti nelle prossime settimane.

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