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Salirà sull’altare accompagnata dal padre che la violentò

Salirà sull’altare accompagnata dal padre che la violentò

Da "Il Mattino"

La prima volta ha avuto il coraggio di denunciare il padre che l’ha violentata ma, dopo quattro anni, ha trovato quello di perdonarlo e chiedergli addirittura di accompagnarla all’altare per il matrimonio, mentre lui si trova ancora in carcere a scontare la pena. Lei, una ragazza di 21 anni, Anna (ma il nome è di fantasia), è in realtà una donna che si è mostrata forte due volte per quanto le è accaduto.
Era appena diciassettenne, quattro anni fa, quando subì violenza carnale da suo padre, D.L., un operaio di una cinquantina d'anni che sbarcava il lunario con lavoretti saltuari e che, in un momento particolare della sua vita, abusò sessualmente della figlia in un contesto familiare nemmeno tanto degradato.
Teatro del triste episodio, le mura domestiche dell’appartamento dove viveva la famiglia, in un piccolo comune a una decina di chilometri da Caserta. Una violenza che Anna trova subito il coraggio di denunciare: di qui l’arresto per l’uomo che sconterà un breve periodo di carcerazione (in quanto scarcerato per mancanza di esigenze cautelari) per poi subire il processo a piede libero dopo due anni da quell’episodio.
Le perizie confermarono quanto riferito nella denuncia della ragazza, ovvero che Anna aveva subìto una violenza carnale consumata e così il processo - che si svolge mentre l’uomo si trova in libertà e, per uno strano intreccio giudiziario, di nuovo a vivere in famiglia - si conclude con una pena a cinque anni di reclusione. Durante il processo, ed anche subito dopo l’arresto, l’operaio si è sempre difeso sostenendo di essere sotto l’effetto dell’alcol tanto da provocargli un raptus inspiegabile.
In ogni caso si sarebbe trattato di un episodio unico ed occasionale mai accaduto in precedenza. La famiglia, dopo questa tristissima vicenda che segna un po’ tutta la vita del nucleo familiare, decide di trasferirsi dalla provincia di Caserta in un piccolo centro della Toscana.
Nuovi luoghi, nuovi contesti, un modo per ricominciare a vivere lasciandosi alle spalle tutto quanto è da dimenticare. Ma in Toscana si ripete nuovamente un tentativo di abuso sessuale da parte dell’operaio nei confronti della figlia diventata nel frattempo maggiorenne. Una violenza non consumata che, in ogni caso, fa «guadagnare» a D.L. una nuova condanna e, questa volta, a un anno e otto mesi di reclusione senza pena sospesa. Nel frattempo, diventa definitiva anche la condanna a cinque anni di reclusione irrogata dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere e l’operaio inizia a scontare la pena nel carcere di Prato, dove durante un colloquio con la figlia, quest’ultima gli ha chiesto di portarla all’altare.
L’episodio ha ovviamente segnato la vita ad Anna, lo ha confessato lei stessa a chi le è più vicino, ma la ragazza, che ha anche due fratelli, ritiene anche che il genitore abbia pagato e stia pagando il suo conto con la giustizia ed è per questo che, almeno nel giorno indimenticabile delle nozze, considerando che quell’uomo che le ha fatto tanto male resta comunque suo padre, vuole averlo accanto a sé in Chiesa, rispettando così anche la tradizione. Anna convolerà a nozze nel prossimo mese di gennaio. Nella vicenda avrebbe avuto un ruolo anche la madre, che avrebbe sostenuto questo riavvicinamento. Toccherà ora al giudice decidere se Anna potrà avere il padre accanto, nel giorno del suo «sì».

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