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Stupro a L'Aquila - Dopo le proteste il 33esimo reggimento Aqui precisa: ''I militari non sono impegnati nel progetto Strade sicure''

Stupro a L'Aquila - Dopo le proteste il 33esimo reggimento Aqui precisa: ''I militari non sono impegnati nel progetto Strade sicure''

Mentre gli inquirenti stanno cercando nella massima discrezione di fare luce sul presunto stupro avvenuto la notte tra l'11 e il 12 febbraio a Pizzoli in provincia de L'Aquila, sul web monta la protesta.
Il comitato "3 e 32", costituitosi pochi giorni dopo il terremoto che colpì L'Aquila e il suo territorio, ha puntato il dito contro la possibilità che i tre militari (un irpino, un campano e un aquilano) coinvolti nell'episodio di violenza potessero rientrare in servizio dopo un breve congedo nel pattugliamento del centro storico aquilano nell'ambito dell'operazione "Strade Sicure". Il 33esimo reggimento Aqui, in cui i tre sono arruolati come volontari, è subentrato infatti lunedì agli 'Alpini' nell'operazione. 
La protesta, anche con cartelli affissi nel centro storico de L'Aquila, è arrivata sulle colonne de "Il Fatto Quotidiano" ed è stata tale da costringere alla replica il 33esimo reggimento Artiglieria Aqui che attraverso fonti interne precisa all'Ansa: "I militari che sarebbero coinvolti nel grave fatto ai danni di una giovane studentessa non sono impiegati nell'operazione 'Strade Sicure'. Il reggimento non ha ricevuto a tutt'oggi notizia dalla Procura della Repubblica circa il fatto che i tre militari siano stati iscritti nel registro degli indagati - proseguono le fonti interne al reggimento - Secondo la normativa vigente, in assenza di provvedimenti da parte dell'Autorità giudiziaria, il comando militare non può avviare alcun tipo di azione nei confronti del personale".
Sono tanti però in città a non aver gradito la messa in discussione della professionalità dei militari.

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