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La Funicolare "vai e vieni"

La Funicolare

Di Mario Pagliaro - Per quanto divertente, emozionante, insolita la Funicolare non è propriamente il “trenino di Edenlandia”. Per intenderci, non ha nulla di effimero ed è assai secondaria la sua consistenza ludica.
In tutto il mondo e anche in Italia, le funicolari, gli ascensori urbani (verticali ed obliqui), le scale mobili sono, al pari di bus, tram, metropolitane, veri e propri mezzi di trasporto di massa. Quindi, strumenti di pianificazione, impianti strategici, servizi sociali, … sicuramente non giocattoli di cui si può fare anche a meno.
Per l'ennesima volta, invece, la Funicolare di Montevergine, a Mercogliano, “area vasta” di Avellino, è stata catalogata nel catasto dei beni superflui.
Chiusa dal 2012, riaperta pochi giorni fa, la funicolare irpina, la più ripida d'Europa, è funzionale a superare, in soli 7 minuti, i circa 15 chilometri di strada di montagna e i 734 metri di dislivello che separano il comune di Mercogliano dal Santuario di Montevergine. Luogo talmente sacro, da far dimenticare alle migliaia di visitatori lo squallore dell'offerta turistica che da sempre lo caratterizza.
“Per riattivarla sono stati spesi 1 milione e 300mila euro messi a disposizione dalla Regione e altri 200mila euro offerti dalla Provincia.” Già la semantica  giornalistica nasconde la vera essenza di questo ennesimo salvataggio istituzionale. Anche questa volta, non si parla di “investimento”, i fondi pubblici usati, appaiono più come l'ennesimo sacrificio dovuto alla probabile religiosità dei singoli che non ad un'azione strutturale sulla mobilità territoriale.
Eppure, in parallelo, sempre i giornali raccontano della crisi in atto, a causa di una frana che minaccia la principale strada d'accesso al complesso monastico e da questo, ad una delle più potenziali (sic!) aree naturalistiche per il turismo di qualità. Ancora una volta, invece, “scienza e coscienza” istituzionali si sono scisse: da un lato lo sfizio popolare per la funicolare, dall'altro le cose serie: le consulenze e gli appalti, i lavori stradali, i movimenti terra, magari gli ampliamenti di carreggiata, madre di tante aspirazioni cementizie da consumare sulla sacra spianata. Un sogno coltivato tanto dai padri benedettini quanto dalla storica imprenditoria del cemento mercoglianese.
Simbolo di questo predisposizione antropologica alle “cose sbagliate”, un dettaglio (luogo preferito dal diavolo), il costo del biglietto della nuova funicolare: andata e ritorno, 8 euro a persona!
2,5 volte il consumo di un'auto a benzina con quattro passeggeri, 4 volte quello di una Multipla a metano con sei passeggeri, il costo del biglietto Avellino-Napoli, 6 volte quello urbano. “Ma vuoi mettere? La funicolare la prendi per sfizio!”
Non è in discussione la correttezza dei calcoli per arrivare a quel costo, ma il metodo di calcolo che ancora una volta si è voluto usare:
[(Alti costi di gestione - finanziamenti pubblici immaginabili) / visitatori probabili) ] = 8 euro.
Lo stesso conto che avrebbero fatto a Edenlandia, prima che fallisse. Testimonianza di una totale assenza di strategia d'impresa e di mobilità, di una analisi costi/benefici allargata alle diseconomie di sistema e non limitata ai piani di fattibilità sui finanziamenti europei.
Sdoganando la Funicolare dal negozio di giocattoli e promuovendola al rango di mezzo di trasporto di massa, senza dubbio il più conveniente, è possibile, finalmente, partire con analisi strategiche. Quanto costano le continue messe in sicurezza della strada veicolare usurata dai picchi d'uso? Quali sarebbero i costi, il carico ambientale e le ripercussioni sull'agibilità turistica se si ampliasse la carreggiata permettendo l'aumento di flussi veicolari e alzando la domanda di parcheggi a quota 1200 metri? Quali sarebbero le entrate dalla gestione di qualità degli spazi commerciali salvati dall'approssimazione dell'attuale familiarismo? Quali sono i mancati redditi per la capacità di soddisfare solo la fruizione turistica “d'invasione”? Quali sarebbero le entrate da un possibile pedaggio x i veicoli privati? Quali i vantaggi economici di vera area esterna di parcheggio per i pullman e della conseguente possibilità di guidare i flussi turistici, valorizzando anche altre mete turistiche sul territorio? Quanti i posti di lavoro qualificati, nel settore privato, in una situazione di turismo reale? E tornando alle cose “effimere”: quali i vantaggi in termini di mobilità, inquinamento e qualità di fruizione del territorio?
L'approccio sistemico, impone una visione larga, come pure un sforzo politico più che elettorale, ma permetterebbe di cambiare gli antichi metodi di calcolo della convenienza e creare alternative di sostenibilità economica per una risorsa strutturale che non può ancora essere considerata “di contorno” e affidata alla casualità reddituale o alla volontà politica.
Lo spazio di manovra c’è ancora, specie ora che, finalmente, la funicolare cammina. La speranza è che non si debba arrivare alla prossima crisi da “finanziamento perso”, per compiangere le occasioni di mercato “non ricercate”.
L'AIR, dal suo sito, ci informa che “l’impianto è una funicolare a vai e vieni”. Qualcuno dovrebbe dirlo che si tratta solo di una tipologia tecnica e non di un modello gestionale.

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