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Concorsi truccati: indagati il rettore e tre docenti della Suor Orsola Benincasa

Concorsi truccati: indagati il rettore e tre docenti della Suor Orsola Benincasa

di Dario Del Porto da Repubblica.it edizione Napoli
L’inchiesta sul concorso per un posto di ricercatore rischia di portare davanti al giudice il rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa, Lucio D’Alessandro, e altri tre docenti universitari. I fatti si riferiscono alla procedura che ha dichiarato vincitore il professor Francesco Zecchino, figlio dell’ex ministro dell’Università, e in particolare ai lavori della nuova commissione nominata nel 2013, a seguito di un contenzioso amministrativo durato quasi nove anni, per riesaminare i titoli di due candidati. Con la «regia» del rettore, secondo l’accusa, sarebbe stato nominato come commissario un docente ritenuto molto vicino proprio a Zecchino, per aver fondato assieme all’ex ministro un istituto di studi con sede ad Ariano Irpino.
Nei confronti del rettore D’Alessandro, la pm Graziella Arlomede ipotizza il reato di concorso in abuso d’ufficio. Ai componenti della commissione, Anna Giannetti, Giovanni Coppola e Alessandro Viscogliosi, viene contestato anche il concorso in falso. Né Zecchino né il padre sono indagati. La Procura ha chiuso l’inchiesta, ora la parola passa alla difesa che ha venti giorni di tempo per chiedere interrogatori, depositare memorie o proporre supplementi investigativi.
Comincia tutto nel 2004, quando il concorso per un posto di ricercatore in Storia dell’Architettura - Storia dei Giardini presso la facoltà di Lettere dell’Ateneo si chiude a favore di Francesco Zecchino. Una candidata però fa ricorso e il Tar annulla la decisione ravvisando una «evidente svalutazione dei titoli accademici e della prova d’esame» dell’altra concorrente. Pronuncia confermata dal Consiglio di Stato nel 2008. La commissione viene così riconvocata su sollecitazione della candidata e nomina nuovamente Zecchino. Segue un altro ricorso che stabilisce la necessità di procedere a una nuova valutazione dei titoli dei candidati (essendosi nel frattempo formato un giudicato definitivo sulle prove scritta, orale e sull’esame delle pubblicazioni) ma «da parte di una diversa commissione». Ed è su questa fase che si concentrano le attenzioni della magistratura.
D’Alessandro, è la tesi della pm Arlomede, avrebbe assunto il ruolo di «regista» e avrebbe «individuato il commissario di nomina interna nel professor Coppola». Quest’ultimo, argomenta l’accusa, risulterebbe essere «fondatore e componente del consiglio direttivo del Cesn, Centro europeo di Studi Normanni di Ariano Irpino, istituto a cui partecipano» sia Francesco Zecchino sia «il padre, Ortensio, fondatore anch’egli e presidente del consiglio di amministrazione». La nuova commissione, a sua volta, avrebbe «reiterato la svalutazione dei titoli» della candidata esclusa confermando ancora una volta Zecchino come vincitore. In particolare, argomenta la pm coordinata dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, indicando come «risalente» l’attività di ricerca della concorrente, pur risultando negli atti ulteriori pubblicazioni, e disattendendo le valutazioni formulate dalla prima commissione riguardo al giudizio sulla prova orale.
Fin qui la ricostruzione della Procura. Dopo le repliche della difesa, la parola tornerà alla pm che dovrà decidere se e per quali indagati chiedere il rinvio a giudizio. Commenta il professor D’Alessandro: «Ho grande rispetto per la magistratura. Sono dispiaciuto, ma anche estremamente sereno. Quando sono stato eletto rettore, il professor Zecchino era ricercatore già da anni. Ho trovato situazione pienamente in essere che non avevo motivo di ritenere illegittima. E comunque, i miei atti sono stati sempre improntati alla massima correttezza e trasparenza». Afferma l’avvocato Luigi Tuccillo, che assiste i professori Coppola e Viscogliosi: «Abbiamo depositato alla Procura un’articolata memoria difensiva articolata. Confidiamo che il pubblico ministero possa tornare sui propri passi alla luce della documentazione che abbiamo esibito. Riteniamo infatti questa impostazione accusatoria assolutamente infondata».

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