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Mancino:" Ho rispettato lo Stato e mi sono difeso di fronte a un pregiudizio"

L'ex Ministro degli Interni incontra la città dopo l'assoluzione al processo di Palermo

Mancino:

Dopo la sentenza che ha sancito l'assoluzione di Nicola Mancino dal processo sulla trattativa Stato-Mafia, l’ex Ministro dell’Interno ha deciso di parlare alla città in un incontro presso il Circolo della Stampa. Mancino scagionato dall'accusa di falsa testimonianza perché il fatto non sussiste, ha incontrato gli amici di sempre a cuore aperto e con un filo di emozione dell'incubo in cui era piombato. 
"Il “fatto” ha un’origine che è l’inchiesta e un “non sussiste” che è la sentenza. " Per quel che mi riguarda ho sempre rispettato lo Stato e ho sempre ritenuto che lo Stato non può scendere a trattative con la mafia, la camorra o la malavita organizzata. Mi sono difeso a fronte di un pregiudizio e ho giurato di aver onorato l’Italia. Finalmente il teorema è venuto meno", ha esordito Mancino di fronte a tanti esponenti politici e della società civile che lo hanno sostenuto durante il difficile percorso del processo. Il teorema di cui ha parlato Mancino è quello nato per contestare la legittimità della sua nomina a Ministro dell'Interno e che si è trascinato per diverso tempo, nonostante le tante prove apportate per spiegare di non aver fatto mai pressione per ottenere tale carica.
"Non è facile parlare sia pure dopo una sentenza favorevole, ma dovevo e devo delle spiegazioni oltre a dover ricordare alcuni passaggi di una storia che mi ha messo in un angolo. Dal 2008 si è sviluppato un teorema nei miei confronti forse perché avevo accettato di diventare Ministro dell’Interno, carica importante ma che io non avevo richiesto. Sono stato al centro di una spiacevole vicenda e la ragione di questa conferenza è anche quella di chiedere scusa alla comunità. Diventare all’improvviso protagonista delle cronache giudiziarie è stato un colpo duro inferto nei confronti di una persona che ha risposto ad indirizzi di carattere politico e all’assunzione di responsabilità", ha spiegato l'ex Ministro.
"Ho sempre protestato contro il teorema, rimasto tale anche dopo la richiesta di rinvio a giudizio. Difendere il mio onore tuttavia era un diritto-dovere nei confronti della gente che mi aveva votato perché credeva che la potessi rappresentare. Non ho mai saputo nulla della trattativa e l’ho affermato sotto giuramento anche di fronte alla corte che mi ha giudicato. Tra un po’ ricorre il 40esimo anniversario della morte di Aldo Moro di cui ero molto amico e ricordo che fui uno di quelli a dire che con le Brigate Rosse  non ci poteva essere alcuna forma di trattativa, figuriamoci se io potevo accettare che si trattasse con la criminalità organizzata", ha dichiarato con forza Mancino.
L'ex Ministro ha anche ammesso di aver avuto paura durante gli anni del processo:"Per mio carattere mi sono messo in un angolo con una preoccupazione: in caso di sentenza non favorevole cosa avrebbero pensato di me le persone che mi conoscono. Mi sono piegato nel silenzio provando sempre ad onorare le mie origini", ha spiegato Mancino che ha concluso: "Se vi ho fatto nascere il sospetto che io potessi non essere un uomo della legge, vi chiedo scusa. Ma io ho rispettato lo Stato perché lo Stato non può scendere a trattative. Deve essere limpido. La sentenza è stata letta con grande senso di equilibrio. Non mi sono rallegrato ma mi sono compiaciuto. C’è un giudice anche a Palermo e vorrei che questo giudice fosse presente in tutta Italia. Abbiamo bisogno di giustizia".

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