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Politiche e candidature: a Morra, l'Irpinia che si oppone ai vecchi sistemi di potere

Politiche e candidature: a Morra, l'Irpinia che si oppone ai vecchi sistemi di potere

La corsa alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo entra nel vivo e l’Irpinia appare in fermento per la scelta di possibili candidati in rappresentanza del territorio. 
Mentre le alleanze si costruiscono e si definiscono, c’è chi si muove per dettare la propria linea. Per tale motivo Gerardo Capozza, ex sindaco di Morra De Sanctis e attualmente Capo del Cerimoniale di Stato, Presidenza del Consiglio dei Ministri ha chiamato a raccolta gli amministratori del territorio.
L’incontro che si è tenuto questa sera presso il ristorante “Cigno Blu” di Morra ha avuto un obiettivo ben preciso che si può esprimere con le parole dello stesso Capozza: “Questa assemblea serve a far sentire la nostra voce per essere protagonisti. Usciremo da questa manifestazione con un documento perché deve essere chiaro quello che vogliamo e chiediamo per non subire più un politica che non ha guardato al territorio, ma solo agli interessi dei singoli. Porterò io stesso il documento a Renzi per rappresentare una realtà che non è quella che viene raccontata nelle sedi regionali e nazionali”.
Al tavolo con Capozza, il sindaco di Morra Pietro Gerardo Mariani e il moderatore Marco Stagliano' direttore del quotidiano online “Orticalab”.
A rispondere all’appello di Capozza diversi amministratori del territorio e anche tanti ex: Michele di Maio (sindaco di Calitri), Rosanna Repole (Sant’Angelo dei L.), Oreste Ciasullo (Savignano Irpino), Mario Rizzi (Lacedonia), Giulio Belmonte (Pietradefusi), Francesco Colella (San Nicola Baronia). Presenti anche Rodofo Salzarulo (ex sindaco di Lioni), Giuseppe De Mita e tanti altri.
Una vasta partecipazione dalla Valle del Sele, all’Alta Irpinia, all'Arianese fino alla Valle Ufita che ha mostrato una grande vivacità e la voglia di opporsi ad un sistema che non solp sta svendendo il Partito Democratico, ma ha svenduto in primis il territorio che sta lottando contro gravi problemi, primo tra tutti lo spopolamento.
La riunione si è conclusa, come previsto, con la firma da parte dei diretti interessati di un documento che ha espresso i precisi intenti del gruppo formatosi questa sera: promuovere una crescita dal basso, un partito inclusivo e capace di parlare a tutti con un linguaggio chiaro. Per raggiungere tali obiettivi è necessario, tuttavia, che “Il Pd selezioni con accortezza la sua classe dirigente ed in particolare i candidati alle elezioni che si terranno il 4 marzo. Sindaci e amministratori  irpini ribadiscono la loro contrarietà alla riproposizione di vecchi schemi per candidature che non favoriscono alcuna novità. Non si comprende, infatti, quale apporto innovativo possa fornire chi ha addirittura contribuito ad alimentare spaccature e lacerazioni all’interno del Partito Democratico. È difficile parlare di rinnovamento se che è stato già premiato dagli elettori grazie ad un formidabile sforzo dei territori e dei loro rappresentanti, piuttosto che esercitare il ruolo per il quale sono stati votati, chiede di partecipare per l’ennesima volta ad una competizione politica addirittura invocando deroghe”, si legge nel documento.
Qui sta il senso dell’incontro di stasera: opporsi all’alleanza con forze politiche “che hanno metodicamente  mortificato il Partito Democratico” e alla candidatura di “rappresentanti che sono passati in maniera disinvolta da uno schieramento all’altro e che hanno osteggiato il progetto di rinnovamento del Partito Democratico”.
Il riferimento è chiaramente a Giuseppe De Mita che fino all’ultimo ha votato più volte contro il Pd e che ora si ritrova candidato  proprio in seno a tale partito.
“Questa è un’iniziativa che non è contro nessuno, ma che vuole scuotere le coscienze e rappresentare una realtà che molto spesso a  Roma no è conosciuta per com’è”, ha esordito Capozza che ha subito chiarito: “Sono qui in veste di consigliere di Morra e non intendo autocandidarmi”, smentendo così le voci che si sono susseguite nelle ultime ore sui giornali. 
“Stiamo assistendo ad una condizione di decisione non collegiale, ma dove decidono poche persone. Forse per questo non si è fatto il Congresso provinciale,  per permettere a pochi di decidere. Dopo una serie di lamentele da parte di tanti colleghi, ho capito che non potevamo accettare in maniera supina questa situazione che è frutto anche di una fase di incertezza del partito provinciale che è partita con la caduta della segreteria provinciale”.
Dobbiamo invertire la rotta. Non  è nulla contro le persone, ma è il caso che le persone del nostro partito si pongano la mano sulla coscienza dicendo che se stiamo zitti di fronte a determinati soggetti  siamo consapevoli che non  abbiamo la capacità di rappresentanza sul territorio. La campagna elettorale è difficile. I sondaggi danno il centrodestra in vantaggio e noi dovremmo andare nelle case a chiedere il voto per dare droghe per chi sta comodamente seduto sulla sua poltrona, per chi ha contribuito a spaccare un partito o ha osteggiato il nostro partito sul territorio”, ha spiegato Capozza che ha aggiunto: “Per esempio per l’Area Pilota in una riunione una nostra rappresentante propose l’allargamento per far entrare anche Nusco. Già lì si insinuò il tumore nel partito. Da qui è partita una svendita totale del partito. È nato un patto scellerato che ha portato il Pd ad essere un traino di un carro che è in minoranza. Ora ritroviamo che questa minoranza determina le candidature sul nostro territorio e fra due mesi il partito sarà in mano a queste persone. Stasera dovremmo fare lo sforzo di far capire che la politica è una cosa seria e non uno scambio di favori tra due o tre persone. Quando il nostro territorio ha affrontato battaglie importanti queste persone che ora vogliono entrare nel nostro contesto dove erano? Rispetto a questo fallimento per la cattiva gestione e scarsa voglia di fare possiamo chiedere di riproporre la stessa minestra?”.
Alle parole di Capozza si sono aggiunte quelle di molti rappresentanti del territorio. 
“Oggi accettare la candidatura di Giuseppe de Mita è uno schiaffo a tutti noi. Ve lo dice uno che non è di nessun partito”, ha dichiarato il sindaco Di Maio.
“Finora lo sport preferito del Pd è stato farsi un’inutile guerra con personaggi che conoscono solo una professione, quella di essere candidati. Questi con puntualità svizzera ogni volta si ritrovano candidati. Questo partito fa ridere. Io vorrei militare in un partito che faccia il partito. Si parla di deroghe per persone che hanno portato avanti politiche personali, abbracciando il trasformismo. Con quale faccia andiamo nelle case a chiedere voti per chi ha regalato amministrazioni ed enti ad altri partiti. Quindi cominciamo a ragionare”, ha spiegato Pagnotta, capo gruppo di maggioranza del Comune di Sant’Angelo dei L.
Sulla stessa linea il sindaco di Sant’Angelo dei L. Repole: “Le persone che sono state coerentemente del Pd hanno vissuto male in questi ultimi tre anni. Il Pd è stato svenduto così come il Progetto Pilota non tanto sui contenuti, ma sul metodo antico legato a logiche di potere. La mia comunità è stata offesa e non difesa dal Partito. Se il Pd si vuole suicidare, io non sono d’accordo e quindi su questo mi opporrò con i mezzi democratici a disposizione, a partire dall’esprimere con chiarezza il pensiero, con alleanze che siano addizione e non sottrazione”.  
Critico, ma conciso anche Rodolfo Salzarulo: “Abbiamo cominciato un declino irreversibile. Il declino dell’Alta Irpinia è cominciato con le elezioni regionali; due anni fa è stata data in subappalto alla sigla “cirietta” che è un’alleanza a distruggere ma non il Pd, bensì l’intero territorio che è asfittico. De Mita ha fatto fuori tutti quelli che sono andati con Foglia e D’Amelio tutti quelli che non stavano con lei. È possibile mai che un progetto pilota nato per combattere lo spopolamento dopo tre anni ancora non parte, perché si aspettano le politiche per far pesare l’arma del ricatto.
Inoltre da due anni non c’è una segreteria provinciale e il partito è stato retto da rappresentanti che sono andati da Renzi a rappresentare male questo territorio e noi vogliamo dare ancora in mano a loro l’Irpinia?”.
“Il Pd si sta giocando tutto perché se passa un accordo di questo  tipo c’è solo la decisione di occupare militarmente il territorio e se questo si spopola tanto meglio. Stasera diciamo no all’arroganza del potere e sì alla libertà di questo territorio. Basta sentir parlare di comunità da chi poi la comunità la traduce in altro.
La politica è intelligenza ma soprattutto umiltà che è un dono che bisogna riscoprire a partire dalla mia famiglia”, ha dichiarato Giuseppe De Mita.
Drastico Mariani che ha concluso: “Questa è terra di grande politica, ma oggi è morta. Il problema è ancora più grave di quello che sembra. Dobbiamo prendere coscienza del fatto che il partito sia stato svenduto. Per quello che stiamo facendo ci meritiamo quello che sta accadendo. A mio avviso le candidature devono venire dal basso, se così non è dobbiamo cominciare a pensare di votare qualcos’altro". Imma Finelli _

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