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Sant'Angelo dei L. - Politica e corruzione, Del Basso De Caro: "La coerenza non è un optional"

Grande partecipazione alla presentazione del libro di Giandonato Giordano

Sant'Angelo dei L. - Politica e corruzione, Del Basso De Caro:

Mettere in guardia i giovani dai tanti pericoli della politica, dalla sua degenerazione, dalle magagne, dal nepotismo, dalle sfide perse e dalla corruzione. È il succo del libro di Giandonato Giordano nel suo ultimo lavoro  “Lettera a mio figlio sulla politica”, presentato nel pomeriggio presso il Centro di Comunità di Sant'Angelo dei Lombardi.  
Un libro che è principalmente una provocazione in cui l'autore attraverso una lettera al figlio cerca di fare una attenta riflessione su una politica che si è perduta; una politica che non riesce più a dare risposte nonostante che  i bisogni delle comunità aumentino; una politica che non è più attenta ai territori e a dimostrarlo è il fatto che le aree interne  si spopolano sempre più, i servizi lasciano sempre più a desiderare, mentre chi pratica la politica, per la maggior parte, lavora per il proprio tornaconto.
Una riflessione disincantata della situazione attuale della politica che ha stimolato gli interventi dei relatori moderati dal direttore del “Quotidiano del Sud” Gianni Festa. Presenti oltre all’autore il sottosegretario alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro, il sindaco di Sant’Angelo dei L. Rosanna Repole, Gerardo Capozza Capo del Cerimoniale di Stato, Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’On. Gerardo Bianco  presidente A.N.I.M.I.
Tra il pubblico amministratori, cittadini ed esponenti politici del territorio come Enza Ambrosone e Chiara Maffei, Lello De Stefano, Gaetano Bevere, etc.
A fare gli onori di casa Rosanna Repole che ha ringraziato i presenti: “Giordano ha voluto mettere in guardia di fronte ai pericoli e alle brutture della politica. Il libro va anche attualizzato e tre parole sono importanti: territorio, comunità e collaborazione. Giordano ricorda anche le battaglie perse della politica, in particolare sulla difesa dei piccoli tribunali e sulla sanità: la situazione non è migliorata, all’epoca avevamo due ospedali, ora uno è stato chiuso e l’altro non ha tutto ciò che serve”, ha dichiarato la Repole che poi in maniera critica ha aggiunto: “Abbiamo bisogno di recuperare il concetto di comunità e un’opportunità poteva essere offerta dal Progetto Pilota. Mi dispiace parlare di questo, ma se vogliamo far rimanere qui i giovani dobbiamo dire le cose come stanno”.
Poi un monito sulle elezioni politiche: “Guai a far arrivare scelte calate dall’alto anche rispetto ai percorsi politici che sono stati fatti in passato anche tra tante amarezze”.
Parole pregnanti e a tratti scottanti quelle dei presenti, come ci si poteva aspettare, data l’importanza dell’argomento trattato che hanno portato a sottolineare più di una volta nel corso della serata la necessità di un cambiamento di rotta e i paradossi che emergono all’interno dei partiti, uno tra tutti il Partito Democratico che permette a personaggi politici che hanno sempre osteggiato il Pd, di candidarsi in nome delle alleanze a parlamentare in virtù degli accordi in funzione della legge elettorale .
A sottolinearlo lo stesso moderatore Festa che ha lanciato una provocazione subito colta da Del Basso De Caro che ha fornito la sua risposta a riguardo: “Servirebbe più coerenza. È mai possibile che per uno che è figlio del patto di Marano e vota contro il partito nazionale di centro sinistra, il Pd irpino si sacrifica per dare il posto di deputato a chi che ha fatto tutto questo?”.
“La politica ha sempre avuto degenerazioni, ma oggi  tutto è possibile perché non c’è mai limite al peggio. È inutile fingerci indignati perché è il segno dei tempi anche un Di Maio che potrebbe diventare presidente del consiglio. Siamo in una situazione difficilissima dove tutto è negoziabile, ma due cose per me non devono esserlo: i valori e i principi. L’instabilità è la cifra distintiva del tempo che stiamo vivendo”, ha risposto Del Basso De Caro.
Un vero fiume in piena l’intervento del sottosegretario che ha fatto prima un passaggio sulle politiche, il Congresso del Pd e le possibili candidature e poi sulla situazione attuale del Partito irpino: “E’ possibile che le prossime elezioni politiche certifichino l’ingovernabilità e non diano un vincitore. Ognuno rivendicherà la propria predominanza, ma sarà il Paese ad aver perso. C’è una condizione generale con cui si guarda con ardore all’emergere o all’affermarsi di un movimento come i Cinque Stelle, un partito senza radici e statuto che ha puntato tutto sui social. Siamo in una fase di impazzimento, quindi spero che gli italiani diano prova di saggezza come in passato. Per quanto riguarda la situazione irpina, non so se questo Congresso si celebrerà, io ne dubito fortemente; ma nel caso in cui avvenga l’Assise non può che essere unitario, ma non unanime perché non la pensiamo tutti allo stesso modo e lo diremo in campagna elettorale. Non votare mai una fiducia o una legge di stabilità non so quanto possa essere in linea con una candidatura di soggetti del genere da parte del Pd, ma purtroppo non è una decisione che posso prendere io”.
Da qui un passaggio sulla situazione attuale del Pd irpino in cui regna il caos e le divisioni perenni: “C’è un pezzo rilevantissimo di Pd di cui faccio parte che ha avuto almeno il merito della chiarezza. Da due anni abbiamo sempre la stessa opinione e non l’abbiamo cambiata come tanti altri. L’abbiamo anche messa per iscritto in un documento. La coerenza non è un optional. Purtroppo solo alcuni di noi hanno scritto a Roma, mentre altri hanno preferito parlarsi addosso accettando chiunque pur di salvare se stessi. Il nostro diritto e dovere di segnalare in maniera educata e ferma la nostra opinione non deve mai venir meno fino all’ultimo momento. Sarebbe molto utile che tutti nel Pd dicessero da che parte stanno. Le nostre divisioni hanno reso più forte qualcun altro e qualcuno dovrà rispondere di queste scelte dentro e fuori del partito”. 
“Quelle di Giordano non sono solo provocazioni, ma purtroppo constatazioni di quello che è ora la politica che non riesce a dare risposte ad un territorio che ne ha un disperato bisogno. Non ci sono più le idee e le proposte, ma solo l’accaparramento di un potere che è solo sulla carta. Noi a Roma un tempo davamo la linea, ora invece non contiamo nulla e ci vedono come persone che vanno lì con la mano tesa a chiedere l’elemosina”, ha commentato Gerardo Capozza che ha invitato i giovani a svegliarsi e prendere iniziativa.
Più critico l’intervento di Gerardo Bianco che ha dichiarato: “La politica non deve essere utopistica, ma deve comunque guardare lontano, altrimenti scende nell’opportunismo quotidiano e nella convenienza del momento senza più una prospettiva e un disegno da realizzare. In questo modo la politica diventa un mercato. Oggi c’è un paradosso: più le situazioni sono complesse, più il pensiero è diventato sterile. La politica dovrebbe diventare così forte da dare risposte rispetto alla visione globale e alle identità che sono sempre più disgregate. Quello di Giordano è un ibro che è uno stimolo a non arrendersi alle difficoltà del momento”.
“I giovani si sono allontanati dalla politica perché è sporcata da alcuni mali, primo tra tutti la corruzione. Ovviamente non è solo questo, c’è anche il trasformismo che è stato anche volgarizzato, un trasformismo straccione. La politica è la migliore costruzione che un giovane possa dare al proprio avvenire e a quello del Paese, ma è difficile spiegare ad un giovane la bellezza della politica se poi si fa un  riciclo abbastanza discutibile e chiacchierato su personaggi che hanno bistrattato il Pd. È difficile spiegare ad un giovane perché votare un partito che permette determinate cose. Un partito che non ha dignità ha perso in partenza”, ha commentato l’autore Giordano che ha concluso: “Io mi ascrivo agli indignati, coloro che si indignano di fronte a ciò che sta facendo ora la politica. La politica deve tornare ai suoi valori antichi, ritornando ad una partecipazione attenta e diretta, guardando al domani”. di Imma Finelli -

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