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Sant'Angelo dei L. - Roberti: "Lo Stato può vincere la malavita, ma solo se lo vuole veramente"

Il Procuratore Cantelmo: "Con queste testimonianze di legalità l'Alta Irpinia non si desertificherà mai"

Sant'Angelo dei L. - Roberti:

Legalità, memoria e rispetto del territorio. A 37 anni dal tragico terremoto del 1980 si torna a parlare di questi valori con la testimonianza di personalità di tutto rispetto e che rappresentano i presidi di legalità del nostro territorio: il Prefetto di Avellino Maria Tirone, il Procuratore delle Repubblica Rosario Cantelmo e l’ex Procuratore Antimafia Franco Roberti.
“Finché ci saranno queste testimonianze l’Alta Irpinia non si desertificherà mai”. Si può riassumere con le parole del Procuratore Cantelmo il confronto costruttivo che si è tenuto questa mattina presso l’Istituto “De Sanctis” di Sant’Angelo dei Lombardi, a sottolineare l’importanza dell’esistenza di uomini e donne che grazie al proprio impegno giornaliero in nome della legalità tengono alto il nome di queste terre, rendendole se non immuni, almeno più sicure rispetto a continui tentativi dell’illegalità di insediarsi nella vita sociale e istituzionale.
Come espresso da tutti i presenti, l’illegalità è un problema di tutti, anche quando ci sembra lontana perché essa, direttamente o indirettamente, non permette lo sviluppo di un territorio, sottrae ricchezza e risorse alle attività economiche legali e alla vita sociale dei cittadini. Difendere la legalità è, dunque, il modo per salvaguardare la propria dignità. Non farlo equivale ad essere complici della criminalità e della corruzione.
Insomma ciascuno deve impegnarsi a vivere i valori della costituzione, ognuno nel proprio ambito e settore.
Questo è stato il messaggio lanciato dai protagonisti dell’incontro di questa mattina nell'incontro moderato dal giornalista Marco Staglianò. Presenti anche il padrone di casa il dirigente scolastico Gerardo Cipriano, il sindaco Rosanna Repole e le Forze dell’Ordine con i vertici dei Carabinieri, Finanza e Polizia.
Un momento di confronto importante per rendere giustizia alla memoria dei difficili momenti del terremoto, una memoria che è pienamente realizzata solo se si vive nel rispetto del territorio e di chi lo abita, traendo un insegnamento da quello che è stato costruito con fatica e sacrificio.
Non la solita celebrazione di quello che fu, insomma, ma un ricordo costruttivo che possa aiutare a vivere meglio il futuro, così come spiegato dal sindaco Repole: “Questo non è un convegno di semplice memoria, ma una giornata per parlare di valori alti con tre personalità che ogni giorno difendono la giustizia. Questo territorio dopo 37 anni è uscito da quella situazione drammatica, ha portato avanti la ricostruzione e ha ripreso un cammino, anche grazie ad importanti presidi di legalità”.
Per quanto riguarda lo sviluppo in Alta Irpinia, la Repole è stata franca: “Oggi possiamo cogliere nuovi investimenti, ma abbiamo bisogno di garanzie per uno sviluppo corretto.  L’augurio che faccio a  tutti noi è di vivere la legalità in vari modi, soprattutto con reti di servizi migliori, che tengano conto delle specificità del nostro territorio. Inoltre dobbiamo mettere in campo nuove opportunità di lavoro e solo così avremo fatto giustamente memoria e gli amministratori avranno assunto una giusta responsabilità”.
“Oggi è un’occasione utile per parlare di legalità che è nata nel momento in cui l’uomo è uscito dalle caverne. L’obiettivo di questa giornata e di tutte le nostre azioni è quello di costruire cittadini consapevoli dei valori della legalità”, ha esordito Cipriano che ha rivolto un monito agli studenti in sala: “Non seguite mai i cattivi maestri che sono coloro che non vi permettono di pensare con la vostra testa, non fatevi manipolare, siate illuministi”.
Anche l'Avv. Giuseppe Pagnotta, capogruppo di maggioranza del Comune di Sant'Angelo dei L. ha esortato i giovani studenti alla legalità. Pagnotta ha portato la sua testimonianza di ex studente del Liceo "De Sactis", sottolineando il ruolo importante della scuola nella formazione dell'individuo anche dal punto di vista dell'educazione al vivere nel giusto e nel rispetto degli altri. L'avvocato ha poi fatto un passaggio sui social network per sottolineare il rischio che si corre con l'utilizzo massiccio e acritico di questi mezzi di essere spiati e manipolati da chi ne fa uno scudo per promuovere l'illegalità.
Un monito ai giovani è giunto anche dal Prefetto Tirone e dal Procuratore Cantelmo che hanno richiamato ad un atteggiamento critico nei confronti della realtà per intraprendere sempre la strada giusta.
“La legalità non è il rispetto supino delle norme, ma è responsabilità, è comprensione del perché una regola debba essere rispettata. È necessario avere la consapevolezza che una regola è posta a tutela di un principio e di diritti fondamentali”, ha spiegato la Tirone che ha aggiunto: “Questo serve per essere cittadini liberi. Non siamo liberi se non siamo capaci di interrogarci criticamente sul nostro operato. Ogni giorno dobbiamo essere legali, tutti abbiamo delle responsabilità. Inoltre dobbiamo impegnarci affinché anche gli altri abbiano comportamenti corretti. L’illegalità non è solo un problema della vittima, o delle forze di polizia, ma è un problema di tutti. La Costituzione non è una macchina che cammina da sola, ma ha bisogno del carburante che arriva da noi cittadini e soprattutto da voi giovani”. 
Vi lascio con un auspicio: spero che voi vi poniate ambiziosi obiettivi con la consapevolezza che i compromessi si possono fare solo su interessi meritevoli e non sui valori. Il fine non può giustificare il mezzo, ma soprattutto non può giustificare la violazione dei valori della legalità”, ha concluso la Tirone.
“La mia generazione non è stata ancpra in grado di liberarsi dell’odiosa presenza della camorra che sta cambiando pelle e interviene ad un livello molto più alto. Il destino di una comunità è legato a chi vi appartiene. Dunque, scegliete di stare sempre dalla parte giusta e il vostro territorio non si spopolerà mai. Vivrete difficoltà, amarezze e delusioni, sarete superati da persone che valgono meno di voi, ma continuate a stare sulla vostra strada che prima o poi i vostri sogni si realizzeranno”, ha commentato Cantelmo.
L’importante è rimanere vigili perché l’illegalità si nasconde dappertutto, non solo nelle operazioni della malavita, ma è anche nella violazione delle norme sociali di ogni giorno, nel non rispetto dell’altro, nel bullismo, nelle disuguaglianze sociali, nell’inquinamento e così via. 
Un’importante lezione sulla corruzione e sugli effetti devastanti che ha sulle comunità a livello economico e sociale, così come si è anche visto con il sisma dell’80, è stato proprio l’ex procuratore antimafia Roberti: “Qui a Sant’Angelo ho capito cosa significano le infiltrazioni mafiose in Alta Irpinia. Circa un anno prima erano state costruite case che sono cadute con il terremoto. Esse avevano diverse mancanze, ma grazie alla collusione con un rappresentante delle istituzioni si chiuse un occhio su quello che stava succedendo. L’aspetto più grave della collusione con la mafia è la corruzione che è un agire tipico dei mafiosi. Il mafioso controlla maggiormente corrompendo e non minacciando. Una persona che resiste alle pressione mafiose è meglio comprarla che ucciderla perché può essere sfruttata anche in altre occasioni”.
Una triste verità quella raccontata da Roberti che resiste tutt’ora e risulta difficile da sradicare, anche perché: “Il mafioso nella cultura generale è un personaggio riprovevole, ma verso corrotti e corruttori c’è un atteggiamento più indulgente. Mentre Toto Riina è una bestia, un colletto bianco è pur sempre uno di noi e quindi non c’è la disapprovazione necessaria per attivare norme più efficaci per combattere anche la corruzione”.
Allora lo Stato riuscirà mai a fermare il fenomeno mafioso? A questa domanda Roberti ha risposto: “Sì lo Stato può sconfiggere le mafie, ma solo se lo vuole veramente. Cosa che purtroppo non è ancora avvenuta. Il terrorismo è stato vinto con gli strumenti della giustizia ordinaria, allora perché le mafie non sono state sconfitte? Perché hanno un consenso nella società molto più ampio e perché non è stato fatto il passo avanti della politica di rompere ogni legame con l’attività mafiosa. Solo così si può spezzare la catena. Si può vincere, ma bisogna arrivare ad una scelta di fondo da parte della politica: rifiutare ogni tipo di rapporto e di sostegno e di farsi finanziare con denaro sporco. Si può battere la malavita se non costituisce più un punto di riferimento per il mondo esterno alle mafie”.
Le mafie resistono perché riescono ad infiltrarsi nell’economia legale, vanno a cerca di nuovi bottini da conquistare. In questo discorso si inserisce anche il problema dello spopolamento dell’Alta Irpinia e della necessità di nuove opportunità di sviluppo, ma che sia controllato per evitare infiltrazioni malavitose.
“Per far rimanere i giovani sul territorio bisogna fare politiche di sviluppo e di crescita non solo economica. Le mafie sono attirate da attività di sviluppo economico e qui purtroppo ce n’è poco. Questo tiene lontane le mafie, ma non è una buona cosa: bisogna associare sempre sviluppo e legalità.  Sicuramente l’Alta Irpinia sia immune da insediamenti criminali, ma bisogna vigilare sempre per evitare che si verifichino le infiltrazioni come in altri luoghi”, ha concluso Roberti. - di Imma Finelli -

  • Sant'Angelo dei L. - Roberti:
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